Parliamo di Etopsichiatria

Etopsichiatria, ovvero omaggio ad Ernest Haeckel

Ernest Haeckel, biologo

di Gianni Tadolini

 

Quando negli anni '80 cominciai a praticare l'inusueta professione di psicologo volli anche pormi domande su ciò che fosse l'oggetto di questo mestiere, già prima che la Legge sull'ordinamento della professione e la costituzione dell'Albo Nazionale degli Psicologi vedessero la luce in Italia. Allora, e già da molti anni, in assenza di una normativa specifica, di un Albo professionale e di un Ordine nazionale con vere funzioni regolatorie, esistevano varie società: io mi trovai ad appartenere alla S.I.P.S. - Società Italiana di Psicologia Scientifica, che poi divenne S.I.Ps. - Società Italiana di Psicologia, prima sotto la presidenza di Marcello Cesa-Bianchi, poi di Enzo Spaltro. La cosiddetta psicologia clinica era il ramo più noto e nutrito, ma non era il solo. Personalmente fui affascinato dalla psicologia sperimentale ed, in particolare, dal lavoro di alcuni colleghi che già allora si interessavano alla comparazione tra comportamento animale ed umano.

A quel tempo cominciai ad avere il sospetto che gli uomini, in fondo, agissero modi di essere del tutto simili a quelli che si riscontrano nei mammiferi non-umani. I conflitti e le nevrosi alla cui osservazione e cura si dedicavano gli psicologi mi sembravano non altro che una rappresentazione, culturalizzata ed "umanizzata", di antichi atavismi prenti nelle specie a noi prossime: non solo i primati, ma anche i canidi, gli ursidi-plantigradi, gli equidi e persino i felini. Un semplice esempio: che differenza c'è tra un lupo che combatte per conquistare una posizione alfa nel suo branco ed un dirigente d'azienda che mette in atto strategie competitive per assurgere al ruolo di direttore generale? Poca, anche in termini neurofisiologici.

Dopo trent'anni di studio comparato del Sistema Nervoso Centrale dei mammiferi, ribadisco: poca! Avremo, in entrambi i casi, l'attivarsi dei medesimi circuiti neurali, delle stesse popolazioni neurotrasmettitoriali, di quelle cascate aminoacidiche, degli stessi giochi di elettricità sinaptica. Noi tutti: uomini, cani, orsi, elefanti, gatti, conigli, scimmie, topi e criceti condividiamo ampiamente il medesimo percorso filogenetico da milioni di anni. Da ciò deriva che anche i nostri sentimenti, la nostra gioia ed il nostro dolore, siano simili.

Personalmente auspico un nuovo approccio alla psicopatologia umana che mi piacerebbe chiamare etopsichiatria  (etologia + psichiatria).

Ebbene, se ciò mi induce ad un profondo rispetto ed attenzione nei confronti dei mammiferi non-umani, parallelamente mi fa riflettere sulla specificità dell'uomo: chi è l'uomo? Ecco i presupposti per un nuovo approccio alla psicoterapia: un approccio culturale che tenga ben presente l'appartenenza filogenetica della nostra specie alla classe dei mammiferi placentati, alla loro lunga storia sul pianeta, storia di tentativi, conflitti, desideri e speranze che ancora rintracciamo in ognuno di noi.

Negli anni in cui studiai in laboratorio il cervello dei mammiferi non-umani, in particolare i roditori, mi balzarono all’evidenza le somiglianze tra gli animali e l’uomo. Certo, la lontananza morfologica corticale non era poca, quindi la complessità della materia grigia umana era ben altra cosa rispetto alle semplici circonvoluzioni dei miei piccoli ratti, tuttavia, quando entrai nell’affascinante mondo della neurotrasmissione nervosa, le differenze si ridussero notevolmente: le diverse molecole endogene governavano le loro emozioni come le mie e, con modeste varianze, esprimevano le medesime funzioni. Più che mai, in quei giorni, feci esperienza dell’essere filogeneticamente un mammifero. Filogenesi, appunto: è la lunga storia del nostro divenire ciò che siamo. Essa descrive la linea evolutiva di una specie (phylon, in greco, vuol dire razza, specie, gruppo). Ontogenesi: è il racconto della “mia” storia in quanto individuo. L’ontogenesi descrive lo sviluppo del singolo organismo dalla fecondazione al suo compimento (ón,in greco, vuol dire ente).

Ernest Haeckel, biologo tedesco (1834 - 1919), sostiene l’esistenza di una legge biologica fondamentale, che lui chiama ricapitolazione, per la quale nell’ontogenesi si esprimerebbe il riassunto, il condensato, il ripasso della storia evolutiva delle specie, quindi della filogenesi. Ancora Haeckel sostiene che nel percorso ontogenetico (dalla nascita alla morte) di ognuno di noi si ripropongono le stesse tappe che troviamo nella storia evolutiva della specie.

Etopsichiatria quindi, un passo oltre la psicanalisi: ne può rappresentare il completamento, in quanto non si limita all'analisi del conflitto o complesso individuale letto ed interpretato nella relazione dell'oggi o nell'assunto dell'umano infantile, ma si spinge nei meandri dell'antica storia psicobiologica dell'indivuduo-specie, là dove si origina la vita stessa.

 

 

 

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