Neuropsicologia del gesto grafico

L'arte di interpretare la scrittura cerca di accreditarsi come scienza non prima della metà del '800, col sistematico lavoro dell'abate francese Jean-Hippolyte Michon. Gli anni a seguire vedono in Europa un proliferare di scuole. Nel nostro paese, all'inizio del '900, è il frate francescano Girolamo Moretti che pone le basi della scuola grafologica italiana, seguito, da lì a poco, dallo psicologo Marco Marchesan, poi dal figlio Rolando. Con questo “passaggio di staffetta”, da Moretti ai Marchesan, la grafologia comincia a configurarsi propriamente come Psicologia della Scrittura. Marco e Rolando, da psicologi, furono inclini ad un'interpretazione sintetica dell'atto grafico come proiezione di parti e complessi della personalità. In questa visuale, più che il singolo segno morettiano, assume particolare significato il simbolismo dello spazio: il foglio, l'ambiente grafico, rappresentazione simbolica del contesto esistenziale in cui si muove l'individuo. Inoltre, secondo i Marchesan, esiste uno stretto rapporto tra mimica e scrittura: entrambe sfuggono al controllo della coscienza. La scrittura in particolare, man mano che si automatizza, registra un impulso della mente indipendente dalla volontà, arrivando a rivelare il funzionamento della mente stessa; dalla mente ai tratti base del carattere, al comportamento nelle sue mille sfaccettature.

Il progredire della psicologia dell'atto grafico, verso una propria sempre più scientifica definizione, si arricchisce, all'inizio degli anni '50, del contributo del neuropsicologo sovietico Alexander Lurija che tentata di utilizzare la grafia come strumento di lettura delle problematiche dell'età evolutiva. Da questo momento quella che fu un tempo l'antica grafologia ritiene se stessa matura per essere accreditata come strumento psicodiagnostico a pari dignità con gli altri storici Test psicometrico-proiettivi e chiede di entrare a pieno titolo fra gli attrezzi dello psicologo e del neuropsicologo.

Nonostante che ormai per lo studio della psicologia dell'atto grafico ci si possa sbizzarrire alla ricerca di scuole, correnti e testi, il mondo accademico italiano si è mantenuto prudente o addirittura scettico nell'introdurre lo studio della grafia fra le materie curriculari. Perché? Non siamo in grado di dare una risposta. Ma, proprio per sopperire a questa poco comprensibile lacuna, vorremmo offrire, a chi vuole ascoltare la nostra breve e modesta riflessione, la possibilità di affacciarsi su questo affascinante ed ancora misterioso mondo.

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