- Per una cultura antropolaterale -

Da tempo immemorabile l'essere umano pensa in maniera antropocentrica: si considera la parte più importante dell'universo, il compimento della storia, il signore del creato. Su questa posizione sono state costruite le grandi culture dell'Occidente e dell'Oriente, con rare e poco conosciute eccezioni. Quindi l'uomo ha collocato se stesso al primo posto – per importanza e spessore di senso – rispetto alle altre forme di vita.

E' difficile dire quando la visione antropocentrica sia entrata nella coscienza della nostra specie; probabilmente l'Homo Sapiens antecedente al Neolitico non si pone problemi: compete con gli animali non-umani nei termini della sopravvivenza immediata, esprimendosi nella caccia con metodi rudimentali e nella raccolta di piante commestibili spontanee. Ma già alcune migliaia di anni prima delle civiltà che sorgono nel bacino del Nilo ed in Mesopotamia troviamo un uomo che ha imparato ad imporsi al creato, con tecniche e strumenti atti a manipolare l'ambiente; riesce ormai a piegare la natura alle proprie esigenze, a volte ai propri capricci: è in grado di coltivare alcuni vegetali, allevare il bestiame, addomesticare gli animali.

E' possibile che la coscienza antropocentrica sorga già nella Mesopotamia presumerica, quando l'uomo decide di mettersi in una posizione programmata di superiorità rispetto alle altre forme viventi al fine di sfruttarle: fioriscono e si perfezionano l'agricoltura, l'allevamento degli animali e le strategie di caccia. L'animale – soprattutto quello più vicino all'uomo, il mammifero non-umano – è soggiogato: il confronto violento, ma quasi paritetico, tra cacciatore e preda, si attenua in favore della “cultura della stalla”, contenitore architettonico in cui l'animale è sempre disponibile, anche perché espropriato della sua naturale capacità di lotta e fuga.

Passeranno millenni, ma da qui – secondo un procedere storico progressivo ed inesorabile – si giungerà all'industria della carne e al dramma planetario degli allevamenti intensivi. L'allevamento intensivo del bestiame trova il suo sviluppo nella rivoluzione industriale: milioni e milioni di animali – soprattutto bovini, suini e volatili galliformi – vivranno l'intera loro vita in spazi angusti, totalmente artificiali, con un'alimentazione standardizzata e monotona prodotta in laboratorio, ben lontani dal potersi esprimere secondo le loro caratteristiche etologiche e di specie. Forse i più vedranno la luce del sole per pochi istanti ed una sola volta nella vita, il giorno in cui verranno caricati su un autotreno per essere tradotti al macello.

Il macello. Chiunque abbia visitato, sia pur fugacemente, un macello – fosse anche il più evoluto – sa quanto greve sia l'odore di sangue e il senso di morte che si respira. Come le moderne neuroscienze hanno confermato, le funzioni percettive, sentimentali e le capacità cognitive di un maiale o di una mucca non sono molto dissimili da quelle di un bambino; e questa non è un'opinione: è scienza! Ma l'uomo civilizzato non vuole cogliere l'evidenza e rimuove il problema, forse per non sentirsi oppresso da un pesante e giustificato senso di colpa che metterebbe a dura prova la sua struttura morale.

Parimenti i sistemi di sfruttamento delle risorse naturali hanno fiaccato il Pianeta, mentre l'inquinamento si eleva al di sopra della crosta terrestre fino a rendere addirittura la stratosfera quasi un'enorme discarica. I prodotti dell'uomo sono ormai drammatici fattori di disequilibrio dell'ecosistema, ma nonostante ciò la nostra specie continua a rivendicare la signoria dell'universo e ad arrogare a sé un diritto di predazione che le consenta di sfruttare, soggiogare, umiliare tutte le altre vite senzienti. E che dire della ricerca scientifica in ambito biomedico? Da Cartesio in poi [il Discorso sul Metodo viene pubblicato nel 1637] essa ha assunto alcune specie animali come principali soggetti sperimentali, trasformandole in laboratori viventi, senza alcuna attenzione alla loro dignità ed al loro dolore. Nel XIX e nel XX secolo la pratica della vivisezione ha torturato milioni e milioni di esseri senzienti non-umani, spesso con risultati forvianti per la scienza stessa, oltre a condensare sul Pianeta un'enorme coltre di muta sofferenza. Anche se ai giorni nostri la pressione dei movimenti animalisti ha costretto le nazioni ad un maggior rigore legislativo a tutela degli animali, la sperimentazione in vivo continua non di rado inutilmente, quando pure accreditate metodiche alternative vengono sostenute da scienziati di notorietà mondiale.

Ma la coscienza di alcuni non ha retto il peso di queste responsabilità, a volte fino alla vergogna, ed il terzo millennio si è aperto con un aumento planetario della consapevolezza ambientalista. Anche se i potentati industriali, politici e finanziari ben difficilmente pongono l'aspetto etico a fondamento delle loro scelte, o troppo poco considerano opzioni orientate al rispetto dell'ambiente e della natura; anche se gli individui non indugiano di fronte alla braciola di maiale, alla fetta d'arrosto, alla costoletta d'agnello, alla coscia di pollo, al petto di tacchino – pur avendo qualche conoscenza dei meccanismi esagerati di sfruttamento che stanno dietro a quelle pietanze, o pur intendendo la sofferenza della quale sono intrise – tuttavia si stanno diffondendo vaste istanze sociali la cui l'ideologia è guidata da nuove e più elevate scelte morali.

Così noi, con forte e decisa motivazione, certi dell'assoluta opportunità di spendere energia in proposte ed azioni etiche – già seguite in passato da tanti maestri del pensiero e dello spirito, nel corso dei secoli – ci impegnamo a perseguire quanto segue:

  • Condurre uno stile di vita sobrio, privo di sprechi ed attento ad usare con senno e parsimonia le risorse naturali che la Terra ci offre.

  • Tenere nella massima considerazione il diritto alla vita e all'autodeterminazione di tutti gli esseri senzienti non-umani, impegnandoci a collaborare per il loro benessere.

  • Perseguire con costante attenzione e con lo studio approfondito la diffusione di una visione ANTROPOLATERALE in cui l'uomo viene ricollocato nella sua giusta posizione, quindi non al centro dell'universo.

  • Coltivare una sensibilità interspecista in cui si possa considerare ogni specie animale, umana e non-umana, a pari dignità ed eguale importanza ontologica.

  • Scegliere un'alimentazione, abitudini di sostentamento e di cura tali da ridurre drasticamente la sofferenza e lo sfruttamento degli esseri senzienti non-umani, preferendo quindi regimi dietetici vegetariani o vegani e rinunciando, qualora fosse necessario, anche alla ricerca biomedica se collegata al martirio degli animali.

  • Contribuire, attraverso stili di vita coerenti e la diffusione di consapevolezza, all'abbandono dell'allevamento intensivo e della macellazione industriale quali attività crudeli, disumanizzanti ed ecologicamente insostenibili.

  • Agire verso una cultura della decrescita, intendendo con tale espressione un'ideologia ed una prassi di opposizione all'espansionismo dell'uomo sulla Terra.

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Questo testo è stato redatto a seguito di un dibattito articolatosi nel Gruppo P.AC. - Psicologia Animale Comparata - Italia, e proposto per la condivisione alle persone di cultura, di scienza e di buona volontà che hanno accettano di sottoscriverlo.

Forlì, 28 novembre 2017

 

PRIMI  FIRMATARI

01 – Gianni Tadolini - psicologo, etologo – psicologia.animale@gmail.com

02 – Renata Baldi - già funzionario al Ministero degli Esteri – renatabaldi@alice.it

03 – Marco Paci - docente di fisica – marcopaci69@gmail.com

04 – Rossana Mianulli - medico psichiatra – rossanamianulli@yahoo.it

05 – Gian Luca Porfiri - psicologo – gianlu.porfiri@gmail.com

06 – Federica Nin - psicologa – prof.nin@fastwebnet.it

07 – Michele Palatella - docente di filosofia e psicologia – (deceduto il 27.05.2018)

08 – Francesca Fontanarosa - studentessa – francesca.ff78@hotmail.com

09 – Luca Turchi operaio – turchil@casappa.com

10 – Teodolinda Guerra - etologa – teodolinda.guerra@gmail.com

 

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