Sull'utilizzo dei primati per fini scientifici

 

 

__________________________________________________________________________________________________________

 

Health and Food Safety Scientific Committees

Open consultation call - 8 june - 3 july 2016

 

__________________________________________

 

Oggetto:

utilizzo dei primati non-umani nella ricerca scientifica

25 giugno 2016

 

Il dibattito sulla necessità dell'utilizzo dei primati non-umani nella ricerca scientifica si è arricchito, negli ultimi anni, di un'ampia serie di contributi provenienti da autori accreditati appartenenti spesso a schieramenti contrapposti. E' impossibile, in questa breve nota, riassumere lo scenario, ma proverò comunque a fissare alcuni punti che mi sembrano particolarmente adatti a stimolare una riflessione, anche in riferimento alla situazione italiana. 

  • 1 - Innanzitutto l'accento etico che traspare nella Direttiva UE 63/2010 e nel DL italiano n. 26/2014 è assai più marcato che in tutta la letteratura giurisprudenziale precedente, in tema di protezione degli animali destinati a fini sperimentali. Pertanto credo che di questa poderosa svolta etica la Commissione - che si occuperà di revisionare la normativa e che si è data scadenza al novembre 2017 (art. 58) - debba assolutamente tenere conto. Il primo comma dell'articolo citato invita espressamente all'attenzione nei confronti dei primati non-umani.

    Fra le molte iniziative che testimoniano un radicale cambiamento di prospettiva nella ricerca biomedica ne cito solamente due: la prima è quella del 11 maggio 2015, in cui una delegazione di cittadini comunitari, recanti ben un milione di firme raccolte durante la campagna “Stop-Vivisezione” è stata ricevuta al Parlamento Europeo; la seconda è la dichiarazione, nel novembre 2015, del NIH (National Institute of Health), USA - il più grande organismo mondiale per la ricerca biomedica - d'interrompere ogni finanziamento ed investimento a favore delle procedure che prevedono l'utilizzo di scimmie (1). 

  • 2 - Il numero di primati utilizzati in Europa per la ricerca in vivo è veramente modesto (intorno al 0,08 %) se si considerano gli oltre 11 milioni di animali che ogni anno vengono impiegati. Ciò dipende anche dalla maturazione etica della comunità scientifica e dal progressivo sviluppo dei metodi alternativi. L'ultima dichiarazione ufficiale sulla imprescindibilità dell'utilizzo dei primati è comunque abbastanza datata e risale all'incarico che, nel 2008, la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea affidò ad un gruppo di esperti. Il gruppo dichiarò che “allo stato delle conoscenze” non era possibile eliminare del tutto l'uso dei primati nella ricerca biomedica (2).

    Anche se condividessi la valutazione del 2008, da allora si sono fatti passi da gigante nella validazione dei metodi alternativi: a titolo di esempio posso ricordare che solo nel 2010, anno di pubblicazione della Direttiva UE n. 63, l'ECVAM ha approvato 11 procedure di controllo tossicologico senza animali, tra cui 2 sulla neurotossicità, 4 sulla tossicità nel sistema riproduttivo, 1 sulla genotossicità, 4 sulla sensibilità dei tessuti esposti ad agenti tossici. La genomica, la trascrittonomica, la proteonomica, la metabonomica, la tossicologia computazionale, discipline in grado di integrarsi l'una con l'altra, sono ormai una realtà presente che si proietta in un futuro certo (3). 

  • 3 - L'Italia, con il DL n. 26/2014, si è dimostrata non solo al passo con i tempi, ma addirittura lungimirante, restringendo il testo della Direttiva UE e dichiarando non legittima la riproduzione di scimmie ad uso sperimentale (art. 7). In considerazione del fatto che la maggior parte dei primati è ancora impiegata in studi sulla tossicità sistemica e sicurezza dei farmaci, dato che il progresso dei metodi alternativi riguarda per massima parte la tossicologia, non si vede il motivo del perpetuarsi dell'uso dei primati; tanto meno si comprende la necessità di produrli in cattività. A quanto mi consta l'unica specie agevolmente utilizzabile, in tal senso, sarebbe la Callithrix jacchus, una nota scimmietta Marmoset che, coda compresa, non misura più di 40 centimetri. L'impiego di altre specie, soprattutto di grandi scimmie antropomorfe, risulta difficile ed estremamente oneroso, ed in termini costi/benefici è improbabile che il piatto della bilancia inclini verso destra.

  • 4 - In ultimo una considerazione di forte connotato etico, a partire da un punto non chiaro nel DL n. 26/2014: mi riferisco a ciò che riguarda la provenienza dei primati destinati a fini scientifici. All'art. 9 si sottolinea in generale il divieto dell'utilizzo di animali prelevati allo stato selvatico, fatta eccezione di situazioni molto particolari in cui gli animali da allevamento non fossero sufficienti a raggiungere gli obiettivi di una procedura. Al comma 3 dell'art. 9 si raccomandano le condizioni di attenzione che devono essere tenute in ragione dell'orientamento al benessere degli animali.

    Sappiamo tuttavia che i primati non riprodotti in cattività, che sono una gran parte, derivano da catture effettuate in natura dove il locking method e le condizioni di stabulazione sono spesso altamente traumatici, comportando angoscia, stress e sofferenza fisica per l'animale.

    Teoricamente il Ministero può autorizzare in deroga l'utilizzo di qualsiasi tipo di scimmia selvatica - nel rispetto delle convenzioni internazionali sulla protezione delle specie - ma non può esercitare nessun controllo sulle catture e sugli stabularia di paesi extra-UE, quali la Cina, le Filippine, il Vietnam, l'Indonesia ed il Kenya, paesi notoriamente attivi nell'esportazione delle scimmie verso l'Europa e gli Stati Uniti (4). Porto come esempio gli avvenimenti del 2012 al Noveprim Center, in parte di proprietà spagnola (www.noveprimgroup.com), nelle isole Mauritius, dove centinaia e centinaia di primati furono trovati mutilati, denutriti, malati, in fin di vita, in atroci condizioni di stabulazione (5). Di fatto io credo che ancora oggi al Noveprim si effettui una sorta di “riciclaggio” dei primati provenienti da catture illegali effettuate in molti paesi asiatici al fine di dare alla “merce” un connotato di legalità che consenta il transito verso l'Europa e gli Stati Uniti.

    Non di rado i primati che vengono usati nei laboratori europei, già prima di iniziare la loro triste esperienza di cavie, hanno subito maltrattamenti, viaggi estenuanti, lunghe permanenze in situazioni lontanissime da quelle compatibili con la loro specie.

Conclusioni

Ma al di là delle convenienze scientifiche sull'utilizzo dei primati - convenienze sulle quali non posso esprimere un parere qualificato, in quanto sono ben lontano dal considerarmi un esperto in questo campo - resta il fatto della scelta etica nel rapporto dell'essere umano con una classe di vertebrati così vicina a lui per morfologia, storia filogenetica e, probabilmente, sensibilità. Insigni personalità della ricerca, come Andre Menache e Claude Reiss, di Antidote Europe (http://antidote-europe.org), hanno fatto la medesima scelta, assumendo una posizione del tutto simile alla mia, non solo per motivi morali, ma sulla base di conoscenze scientifiche.

Si consenta in fine anche a me una brevissima nota al margine, questa volta di carattere tecnico, da persona che per anni si è occupata di studi sulla biochimica del Sistema Nervoso Centrale dei mammiferi: animali spesso stressati, depressi, non di rado fragili e nevrotici, che tentano disperatamente l'adattamento ad un ambiente per loro innaturale, quali garanzie possono dare come soggetti sperimentali? Tutti i primatologi, ad esempio, sanno quali siano le difficoltà di trasporto ed ambientamento del Macaco cinomolgo, così interessante per i laboratori. E' assai probabile che l'animale, a livello comportamentale, immunitario, enzimatico, ormonale, metta in atto trasformazioni psicologiche e biochimiche inaspettate ed incontrollabili, tali da rendere l'eventuale procedura scientifica difficile ed inaffidabile, soprattutto per le ricerche sulle malattie infettive e per le prove tossicologiche, che, d'altra parte, sono quelle in cui le scimmie vengono maggiormente impiegate.

 

Auspico pertanto che la Comunità Europea, invece di penalizzare con anacronistici ammonimenti, i paesi che hanno voluto leggere con severità interpretativa la Direttiva n. 63/2010, maturi verso nuovi orizzonti etici e scientifici, orientata ad un livello culturale che evidentemente ancora non è stato raggiunto … Ma se pure un esercito di esperti riuscisse a convincermi dell'importanza della sperimentazione sui primati per lo studio delle malattie dell'uomo, io credo che di fronte alla sofferenza di creature così a me vicine avrei il coraggio di fermarmi e rinunciare, anche se io stesso fossi portatore di quelle malattie. Per questo, con forza, DICO “NO” ALLA SPERIMENTAZIONE SUI PRIMATI.

                                                                Dr. Gianni Tadolini - (*)

 

____________________________

 

Note

 

1) Notiziario ANSA: www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2015/11/19/stop-a-ricerca-su-scimpanze/.

2) Augusto Vitale: La sperimentazione animale e il caso dei primati non-umani - Centro Internazionale di Studi Rosminiani, Stresa (VB), 27 - 30 agosto 2014.

3) Laura Gribaldo: I metodi alternativi alla sperimentazione animale: stato dell'arte e sviluppi suggeriti dalla nuova direttiva - Simposio ECVAM, Bologna, 14 aprile 2011.

4) Investigation ADI - Animal Defenders International - Lord Dowding Fund for Humane Research: Save the primates - London, SW1P 4QP, UK. www.savetheprimates.org/

5) Animal Defenders International: Investigation 2006 - 2008, detective ADI/NAVS. Animalequality, 30 ottobre 20012 - www.animalequality.it/notizie/138/.

_____________________________

 

(*) Dr. Gianni Tadolini - Coordinatore scientifico del Gruppo P.A.C. - Psicologia Animale Comparata - Italia – Sez. di Neuroscienze e Biologia dei Recettori dell'Associazione “G.M. Balzarini” - Istituto di ricerca e formazione in convenzione didattica con le Università di Bologna, Urbino e Chieti - psicologia.animale@gmail.comgian.balzarini@gmail.com

 

Nota Bene il presente testo può essere diffuso, utilizzato e citato da chiunque a condizione che non venga modificato nei contenuti e che se ne citi la fonte.

Scrivi un nuovo commento: (Clicca qui)

123homepage.it
Caratteri rimanenti: 160
OK Sta inviando...
Vedi tutti i commenti

Commenti più recenti

17.10 | 11:42
HOME/Sito ha ricevuto 2
17.10 | 11:42
Gli idioti felici ha ricevuto 2
01.10 | 12:56
Freud 2019 ha ricevuto 1
06.09 | 11:44
Merton e il silenzio ha ricevuto 3
A te piace questa pagina