In memoria del Prof. Mainardi

Sperimentazione animale: un parere di Danilo Mainardi

Prof. Danilo Mainardi

Mercoledì 8 marzo 2017 è morto il Prof. Danilo Mainardi, il più noto etologo italiano: a novembre avrebbe compiuto 84 anni. Per tutti coloro che si sono occupati di etologia il Prof. Mainardi è stato un fondamentale punto di riferimento, di massimo spessore scientifico e morale. Personalmente ebbi il previlegio di avere diversi rapporti epistolari con lui relativamente all'annoso problema della sperimentazione biomedica su animali: allora ero ancora membro della Associazione Italiana per le Scienze degli Animali da Laboratorio (A.I.S.A.L.), dalla quale mi dimisi nell'aprile del 2012,  ma già ero fortemente impegnato nella riflessione etica. Nell'ottobre del 2011 chiesi al Prof. Mainardi un parere personale, invitandolo ad autorizzarmi a renderlo pubblico. Con grande gentilezza e solerzia mi inviò il breve articolo qui di seguito riportato, ringraziandomi di averlo interpellato.

 

Anche a nome degli operatori del Gruppo P.A.C. - Psicologia Animale Comparata - esprimo alla famiglia del Prof. Mainardi  le più sentite condoglianze, in special modo alla figlia, Luisa Mainardi, grande esperta del comportamento del cane e nota educatrice cinofila, che fu nostra ospite-relatrice a Forlì in occasione del seminario "Famiglia, fedeltà e tradimento: dagli animali all'uomo" (15/10/2011). Furono giorni di intenso, utilissimo e gradevole lavoro, che resteranno in maniera indelebile impressi nella nostra memoria.

 

Gianni Tadolini, Forlì 10 marzo 2017

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Venezia, ottobre 2011 --  Quanto è difficile inquadrare razionalmente un problema complesso ed eticamente coinvolgente com’è quello della sperimentazione animale e della sua abolizione, da sempre più gente auspicata. E’ così difficile, così doloroso, che la tendenza è spesso quella di sfuggirlo, il problema, di far finta che non esista. Ma facciamolo, invece, questo tentativo. Cerchiamo di razionalizzare che noi esseri umani siamo una specie diversa da tutte le altre, perché abbiamo sviluppato una straordinaria ed unica capacità di evoluzione culturale. Ciò ci è costato la perdita quasi totale delle istruzioni genetiche per stare al mondo (gli istinti) ed è per questo che abbiamo una sempre impellente sete di conoscenza, ormai indispensabile per la nostra stessa sopravvivenza. Ecco allora che noi, animali onnivori (dunque parzialmente carnivori), ma insieme culturali, certe altre specie dobbiamo “consumarle” non solo con la bocca e con i denti, ma anche in altri modi, e cioè per il nostro insaziabile bisogno di conoscenza. E’ all’interno di questo bisogno che - tra tante sicuramente lecite curiosità - si localizza la quasi sempre terribile sperimentazione sugli animali: discorso duro, difficile da farsi e da assorbire, questo, ed entro cui - quasi non bastasse - si nascondono purtroppo, insieme a giustificabili “egoismi di specie”, anche altri interessi non sempre eticamente accettabili. L’uomo però - è importante ricordarlo - è anche altro. La nostra socialità ha grandemente sviluppato, insieme con la consapevolezza, forti capacità empatiche e ciò rende a noi mal tollerabile la sofferenza altrui. Le conoscenze di etologia cognitiva, inoltre, consentono ormai di sapere che tante altre specie possono andare incontro a sofferenze omologhe o analoghe alle nostre. Si legga, per farsene un’idea realistica, il testo fondamentale, appena uscito anche da noi, di Marc Bekoff, la cui competenza sull’argomento è universalmente riconosciuta, su La vita emozionale degli animali (Perdisa editore). Insomma, al giorno d’oggi non c’è bisogno d’essere dei fanatici animalisti per sentirsi coinvolti in una battaglia per il riconoscimento di diritti anche a esseri non appartenenti alla specie umana. Il fatto che il professor Umberto Veronesi - più di tutti noi “informato sui fatti” e persona di riconosciuta credibilità, razionalità ed eticità - abbia con altri proposto l’importante “Manifesto della Coscienza degli Animali”, deve per tutti noi rappresentare una testimonianza di inestimabile valore. Quanto al piano pratico questo c’è da fare: la gente comune sempre più manifesti fortemente l’esigenza che la sperimentazione animale venga davvero - e quanto prima - abolita; per gli addetti ai lavori, invece, fondamentale è che si investano sempre più fondi e personale per lo sviluppo dei metodi alternativi.

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Danilo Mainardi

Professore emerito di Ecologia Comportamentale - Università Ca' Foscari, Dipartimento di Scienze Ambientali – Venezia.

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