- Thomas Merton: la via del silenzio -

Thomas Merton

( di Gianni Tadolini )

- Su una cosa siamo tutti d'accordo: questa nostra società moderna è tremendamente rumorosa. E lo è non solo per il frastuono materiale che riverbera dalle città, o per gli assordanti stridori delle fabbriche e del traffico nelle strade, o per i luoghi di ritrovo assurdi – dove in teoria dovremmo andare a rilassarci – o per gli apparecchi televisivi sempre accesi nelle nostre case, o per le musiche dei CD che inseriamo nel cruscotto dell'auto, quando l'eccesso degli strumenti a percussione trasforma quella che dovrebbe essere una melodia in autentiche martellate al cervello. No, non solo per tutto questo la nostra società è troppo rumorosa. Lo è anche per i miliardi e miliardi di parole che ci impone di ascoltare e pronunciare, persino se siamo da soli, nell'incessante chiacchiericcio, sia esso esteriorizzato in una relazione o intimo nel dialogo interiore.

Dal Logos, che l'evangelista Giovanni pone al principio di tutte le cose, che crea imponendo all'essere indifferenziato identità e confine (la Parola come atto del dare nome, dare senso), all'orgia della parola di oggi, quella che distrugge, che ributta tutto nel caos attraverso il percorso che conduce al non-senso. Quando Giovanni scrive – presumibilmente all'inizio del secondo secolo – le società sono infinitamente meno rumorose, dato che gran parte del frastuono l'ha creato la tecnologia ed il processo di accelerazione che essa ha prodotto. Allora la Parola manteneva la sua vocazione: quella di comunicare, spiegare, “de-finire”, appunto indicare dove finisce una cosa e ne comincia un'altra.

Abbiamo imparato da coloro che hanno studiato i modelli linguistici e li hanno applicati alle scritture giudaico-cristiane (un pensiero riverente vada innanzitutto a Rudolf Bultmann) che la parola veterotestamentaria – o pur quella neotestamentaria di Matteo, entrambe in seno all'ebraismo – sono altra cosa, ed altro esprimono rispetto al parlare ellenizzato di Giovanni, ormai contaminato dai platonismi e dalla Gnosi. Ma neppure l'ellenizzazione, che sicuramente tolse al linguaggio la sua immediatezza descrittiva, arrivò a svuotare la parola come invece fece la sub-cultura del mondo industrializzato del XX secolo, sub-cultura che ha determinato la caduta dell'espressione, da Parola a rumore.

Thomas Merton si inserisce in questo franare rovinoso, provocando il mondo moderno con la proposta del Silenzio e della Solitudine: silenzio e solitudine come antidoti al frastuono contemporaneo ed alle relazioni convulse. Merton è un alfiere del silenzio.

Forse fu in quel febbraio del 1937, in una libreria della 5a Avenue di New York, di fronte al libro di Gilson “Lo spirito della filosofia medioevale”, che la voce del silenzio giunse a lui per la prima volta, e lo chiamò, così come chiama ognuno di noi.

Sì, il silenzio ci chiama ogni qual volta ci sentiamo frastornati dall'attività (lo doveva essere anche Thom in quel lontano giorno d'inverno) quando la dimensione del fare arriva a nascondere l'Essere.

Essere e fare: due mondi che dovrebbero stare fra loro in rapporto di complementarietà, dove il primo è fondamento al secondo ed il secondo è espressione del primo. Nel silenzio – soprattutto quello della mente – noi possiamo cogliere la realtà per quella che è, appunto nel suo essere, senza l'interposizione della mente-parola che, a tutti i costi, vorrebbe spiegare, interpretare.

Questo “ritorno all'Essere” attraverso la via del silenzio guidò l'intera vita di Merton. Il 16 novembre 1938, nella chiesa del Corpus Christi a Manhattan, Thom si sente attratto da una dimensione nuova: il mondo è rimasto fuori, la porta della chiesa si è chiusa alle sue spalle ed egli è stato accolto dal silenzio; sperimenta un frammento di quella solitudine profonda che lo attrarrà per tutta la vita. Nel maggio dell'anno seguente in quel silenzio risuona decisa la chiamata di Dio e Thom chiede ed ottiene il battesimo cattolico. Due anni dopo, nel 1941, è ancora il silenzio che lo chiama dalle mura della clausura monastica. Il 21 febbraio Merton indossa la tonaca bianca dei novizi dell'Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza, altresì detti Trappisti, nell'abbazia di Nostra Signora del Getsemani, nello stato del Kentucky.

I monaci trappisti della chiesa preconciliare non parlavano praticamente mai, se non per lodare il Signore nella Liturgia delle Ore del breviario romano. Addirittura avevano sviluppato un sistema di comunicazione a segni, proprio perché il silenzio fosse totale.

Nei 27 anni trascorsi all'abbazia il ritorno al silenzio e la ricerca della solitudine saranno paradossalmente le principali “attività” di Merton. Il silenzio operoso della vita cenobitica spesso verrà da lui percepito come fastidioso perché comunque intriso di un agire e di una progettualità che egli considererà mondana. L'unico “fare” che Merton avverte doveroso – forse nell'ambito di una vocazione personale – è lo scrivere, ed in molti saggi i temi del silenzio e della solitudine si collocano in una posizione di primo piano. Ciò non toglie che Merton fosse anche un uomo d'azione: nonostante lo stato claustrale ebbe numerosi ed articolati contatti, spesso con personaggi di spicco della cultura e della politica. Fu un leader pacifista; prese posizione contraria alla guerra in Vietnam e lottò con determinazione contro la corsa agli armamenti degli Stati Uniti. Cercò appassionatamente il dialogo con le culture dell'estremo Oriente ed in quelle terre morì durante un convegno a Bangkok, all'età di 53 anni.

Studiando la vita di Thomas Merton si coglie questa contraddizione: il desiderio sempre presente del ritiro nella solitudine e la spinta ad intervenire, a parlare, a non tacere, soprattutto di fronte all'ingiustizia e alla guerra. Per tale contraddizione pagò il prezzo dell'inquietudine interiore, spesso di conflitti con i superiori e di uno stato malfermo di salute. Il silenzio e la solitudine comunque restarono le mete agognate, il porto sicuro, la terra promessa alla quale si sentiva destinato. Spesso ribadì nei suoi scritti questa linea e questa speranza, come già in quella conclusione che fu profezia della sua vita e della sua morte.

Dall'opera autobiografica - La montagna dalle sette balzeUltimo capitolo, “Meditatio pauperis in solitudine”:

"Sento che mi dici  [è il Signore che parla] – Ti darò ciò che desideri, ti condurrò nella solitudine, ti guiderò nella via che non potrai capire, perché voglio sia la più rapida. Perciò tutte le cose che ti circondano sorgeranno in armi contro di te per rinnegarti, ferirti, darti dolore, quindi ridurti alla solitudine. […] Tutti i beni che gli altri amano, desiderano e cercano verranno a te, ma soltanto come assassini per tagliarti dal mondo e dalle sue occupazioni. Sarai lodato e sarà come essere bruciato al rogo, sarai amato e questo ti spezzerà il cuore e ti spingerà nel deserto. [...] E dopo che sarai stato un poco lodato e un poco amato, Io ti priverò di tutti i doni, di tutto l'amore e di tutta la lode. Sarai dimenticato ed abbandonato, sarai un nulla, una cosa morta, un relitto. In quel giorno comincerai a possedere la solitudine che hai tanto a lungo desiderato. La tua solitudine porterà frutti immensi nelle anime di uomini che non vedrai mai sulla terra. Non chiedermi quando questo avverrà, né dove, né come: su una montagna o in una prigione, in un deserto o in campo di concentramento, in un ospedale o al Getsemani. Questo non ha importanza e quindi non chiedermelo perché non ti risponderò. Non lo saprai fin quando non sia giunto il momento, ma gusterai l'angoscia della mia solitudine e della mia povertà. Ti guiderò sulle vette della mia gioia e tu morirai in Me; troverai la mia misericordia che ti ha creato per questo fine […] affinché tu possa diventare il fratello di Dio ed imparare a conoscere il Cristo degli uomini ardenti".

Scrivi un nuovo commento: (Clicca qui)

123homepage.it
Caratteri rimanenti: 160
OK Sta inviando...
Vedi tutti i commenti

Commenti più recenti

17.06 | 02:11
STUDI e RICERCHE ha ricevuto 1
09.06 | 09:50
Caccia al cinghiale ha ricevuto 1
26.05 | 10:23
Merton secondo me ha ricevuto 1
07.05 | 05:23
Immunologia ha ricevuto 1
A te piace questa pagina