Lo psicologo e la Psicologia Animale

Molto di frequente mi scrivono studenti delle Facoltà di Psicologia che vorrebbero intraprendere un percorso di studi sulla Psicologia Animale anche finalizzato ad opportunità lavorative, a volte alla Pet-Therapy. Mi rammarica doverli in parte deludere.

In Italia la normativa che regolamentò la professione di psicologo (Legge n. 56/1989) produsse di fatto un vuoto legislativo che tuttora non è stato colmato: le competenze dello psicologo vennero considerate unicamente in funzione della specie umana, mentre la Psicologia Animale, divenne terreno esclusivo del medico-veterinario o, in pochi casi, dello scienziato naturalista. La discrepanza fra il quadro legislativo e lo scenario reale risultò particolarmente evidente soprattutto in ragione del fatto che alcuni noti esperti italiani di Psicologia Animale, anche di fama internazionale, erano psicologi. Citiamo, ad esempio, il caso del Prof. Giorgio Vallortigara, laureato in psicologia all’Università di Padova, preside della Facoltà di Psicologia a Trieste fino al 2006 ed oggi cattedratico all’Università di Trento.

Tuttavia, nel corso degli anni, soprattutto la necessità di formalizzare la posizione degli psicologi – che lavoravano nei laboratori di ricerca biomedica (fu anche il caso di chi scrive) con i cosiddetti Modelli Animali Sperimentali per lo studio dei farmaci – dette origine ad alcune postille giurisprudenziali (Decr. Minist. 26/04/2000 Sanità – “Riconoscimento dei titoli idonei ai fini della sperimentazione animale” ai sensi dell’art. 4, D.L. n. 116, 27/1/1992), ma non risolse il problema generale dell’inquadramento di coloro che, chiaramente collocati all’interno dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, si occupavano di comportamento animale al di fuori del contesto dei laboratori biomedici. Anni fa si aprì addirittura un articolato contenzioso, tra psicologi della provincia di Firenze e l’Ordine dei Veterinari, relativamente all’intervento comportamentale sugli animali d’affezione, in questo caso i cani. La faccenda non ebbe esito negativo per i colleghi unicamente perché venne dichiarato che essi non agivano di fatto sull’animale, ma sul suo proprietario.

Alcuni psicologi hanno pensato di ovviare alla mancanza di confini legislativi sulle competenze acquisendo il titolo di Educatore Cinofilo (titolo peraltro solo parzialmente regolamentato dalla legislazione italiana attraverso un D.D.L. della X Commissione Attività Produttive della Camera del dicembre 2013, nel quale vengono classificate le professioni riconosciute, ma non soggette ad Albo Professionale), una scappatoia che, ancora una volta, non risolve la questione. Mas media e riviste divulgative non hanno inoltre contribuito a fare chiarezza attribuendo l’appellativo di “psicologo degli animali” ai più svariati personaggi ospiti dei talk show. Esemplificativo è il caso del successo rappresentato dalla trasmissione Dog whisperer – uno psicologo da cani, il reality americano che segue il lavoro dell’ormai troppo noto educatore cinofilo Cesar Millan, giunto anche sui nostri teleschermi. Non si vuole mettere in discussione l’indubbia capacità di Millan di condizionare il comportamento canino, o la sua esperienza nella lettura dei meccanismi del branco, quanto piuttosto il messaggio che nell’azione di Millan viene continuamente trasmesso: l’importanza dei concetti di dominanza e gregarietà insiti nella mente del cane. Non è questa la sede opportuna per affrontare l’argomento, ci basta tuttavia ricordare quanto tale visione si risolva spesso nella proposta di una marcata supremazia dell’uomo sull’animale, dove “educazione” si avvicina molto a “coercizione”. La lezione di Millan rappresenta forse l’aspetto più deteriore del condizionamento skinneriano.

La Pet-Therapy – Un discorso a parte deve essere fatto per la discussa figura del Pet-Therapista, cioè di quell’operatore che utilizza l’animale d’affezione al fine di migliorare il benessere psicologico umano. La Pet-Therapy ha ormai una lunga storia che inizia con gli studi dello psichiatra statunitense Boris Levinson, negli anni ’60, prosegue con le attività del Delta Society, fondata nel 1981 e si articola poi in mille rivoli. Pur avendo avuto un formale, quanto generico, riconoscimento dall’Organizzazione Mondiale della Santità nel 1990, questo approccio terapeutico non è arrivato ad avere comunque un suo definitivo assetto normativo, almeno in Europa.

In Italia il 18/06/2009 è stato emesso un Decreto interministeriale (Lavoro, Salute, Politiche sociali) attraverso il quale si affidava all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie il compito di istituire il CRN - Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti dagli Animali (Pet-Therapy) - http://www.centroreferenzapet-therapy.it - sul modello dei programmi A.A.A. (Attività Assistita con Animali) messi in atto dalla Regione Veneto a partire dal 2005 (D.G.R.V. n. 4130 del 19/12/2006 e Legge Regionale del Veneto n. 3 del 3/01/2005).

Attualmente i percorsi didattici che il CRN articola in diverse realtà territoriali (Verona, Padova Roma, Foggia) non attribuiscono allo psicologo nessuna specificità, mentre è invece previsto un pacchetto formativo particolareggiato per i medici-veterinari (Medico-veterinario esperto in I.A.A. – Interventi Assistiti con Animali). Il diploma di scuola media superiore è comunque sufficiente per accedere alla maggior parte dei corsi del CRN.

Al momento, quindi, la Laura in Psicologia non è titolo in alcun modo preferenziale per l’accesso alla Pet-Therapy, ma – anche se non esiste di fatto ancora nessuna regolamentazione definita, a tal punto che chiunque potrebbe in teoria definirsi Pet-Therapista – sarebbe ragionevole che a livello normativo venissero prese in considerazione le competenze preliminari proprie della formazione dello psicologo, dato che la Pet-Therapy è, in ogni modo, un intervento psicologico sull’uomo.

In sintesi possiamo affermare che lo psicologo che voglia occuparsi di Psicologia Animale lo può fare oggi unicamente da ETOLOGO, cioè da studioso del comportamento animale, nell’osservazione scientifica, nella ricerca teorica e sul campo, negli studi di comparazione uomo-animale: non gli è quindi consentito intervenire in alcun modo con “trattamenti” sull’animale perché ciò è di competenza unicamente del medico-veterinario.  

Gianni Tadolini

Psicologo-Etologo - Coordinatore del Gruppo P.A.C. – Psicologia Animale Comparata – Italia - psicologia.animale@gmail.com

 

 

 

 

 

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