- Thomas Merton: gli ultimi anni -

Ad memoriam - In occasione dei cinquant'anni dalla morte -

Merton assieme al pacifista gesuita Dan Berrigan

di Gianni Tadolini

 

-- Voglio rivisitare, in queste note, il periodo che precedette la scomparsa di Merton, avvenuta precocemente a Bangkok il 10 dicembre 1968. Padre Louis aveva trascorso gli ultimi due anni in maniera alquanto burrascosa e diversa da tutto il tempo precedente, passato nella stretta osservanza della Regola di San Benedetto in un'abbazia trappista del Kentucky.

Il 10 dicembre 1941 il giovane Thom, da poco convertitosi al cattolicesimo, si era recato al monastero di Nostra Signora del Getsemani e là era rimasto; a 27 anni aveva scelto la vita consacrata e – 27 anni dopo – la morte lo aveva colto ancora fedele a quei voti. Strana convergenza di date e numeri, sufficiente ad incuriosire la sapienza di qualche studioso della Cabala. A me colpì invece un'altra coincidenza: il 10 dicembre ricorre la giornata mondiale dei diritti umani e la giornata internazionale dei diritti degli animali, due celebrazioni che nel loro insieme rappresentano una lode congiunta al Signore ed una rivendicazione del diritto al rispetto della vita. E una lode continua al Signore fu, senz'ombra di dubbio, l'intera vita di Thomas Merton, ma alla lode si unì una scelta di lotta per i diritti dei viventi.

Eppure questo perpetuo atto di lode e di lotta – che pur traspare da ogni pagina degli scritti del nostro monaco – ebbe espressioni concrete molto diverse: il vissuto di Padre Louis – che non fu certo costante – venne comunque sostenuto, nel mutare delle situazioni, da una fede salda fino alla fine: Merton non ebbe dubbi di fede e forse mai avvertì l'assenza di Dio, come invece si narra per altri giganti dello spirito (ad es. Madre Teresa di Calcutta).

Occorrerebbero pagine e pagine per descrivere le inquietudini e le trasformazioni dell'anima di Thomas, ma tale non è la mia intenzione in questo breve articolo. D'altra parte sono disponibili pubblicazioni biografiche, assolutamente ricche, oggi reperibili anche in italiano. In questa sede desidero soffermarmi piuttosto sugli ultimi due anni della sua vita, anni – a mio avviso – abbastanza oscuri ai non esperti e relativamente trascurati o rimossi anche da coloro che videro in Merton un faro ed un maestro spirituale.

Ma perché questa rimozione o almeno questo inconscio (e non sempre inconscio) evitamento? Chi si è interessato alla vita di Padre Louis – anche senza essere uno studioso della sua vicenda umana, letteraria e spirituale – coglie senz'altro un cambiamento contraddittorio a partire dall'estate del 1965. Nell'agosto di quell'anno Merton realizza un desiderio da tempo agognato: essere ufficialmente riconosciuto un eremita, pur all'interno dell'ordinamento cenobitico della congregazione monastica dei Trappisti. Il 20 agosto il Consiglio della comunità religiosa dell'abbazia di Nostra Signora del Getsemani decide che Padre Louis venga definitivamente sollevato dall'incarico di maestro dei novizi in modo da poter compiutamente realizzare la propria vocazione eremitica in una capanna, poveramente attrezzata ad uso abitativo, in una zona boscosa di proprietà dell'abbazia.

Intanto Merton si era avvicinato al buddhismo ed al sentiero Zen e trovava in essi importanti elementi di rinforzo per la sua vita di solitudine e di contemplazione. Ciò non gli impediva comunque di intrattenere una nutrita corrispondenza ed un frequente confronto con i militanti che si battevano per il disimpegno americano in Indocina ed a favore del disarmo nucleare. Proprio nel momento in cui gli Stati Uniti erano massimamente coinvolti in Vietnam nell'escalation militare Merton si schierava a fianco del pacifismo internazionale, anche partecipando di persona – lui monaco di clausura – agli incontri dei movimenti cristiani per la pace: collaborò e strinse amicizia anche col gesuita Daniel Berrigan, forse il principale esponente cattolico contro la corsa agli armamenti. Siamo all'inizio del 1966. Contemplazione ed azione sociale, solitudine e partecipazione si alternano in un susseguirsi non sempre armonico e spesso faticoso. Merton, che non ha mai goduto di buona salute – anche se non ha mai reso pubblico questo aspetto della sua vita – avverte un peggioramento dei sintomi connessi alle antiche distrofie della colonna dorsale; il mal di schiena si fa insopportabile ed i medici decidono per un intervento chirurgico, nella speranza di rimodellare l'asse spinale. Così il 23 marzo è ricoverato all'ospedale di Louisville, oggi capoluogo della Contea di Jefferson, per essere sottoposto ad un'operazione di delicata ortopedia. Durante la convalescenza viene affidato ad una giovane infermiera, Margie Smith, sempre citata nei diari col nome di “M”. Nonostante la marcata differenza d'età tra i due nasce un rapporto affettuoso che presto travalica l'amicizia per divenire amore passionale.

In un recente passato un giornalista cattolico rumeno, Tudor Pectu, al termine di una breve intervista, mi rivolse la seguente domanda: “Le sarei grato se potesse mettere in evidenza l'importanza di A Midsummer Diary for M (Diario di mezza-estate per M), visto l'impatto che Margie Smith ebbe sulla vita e personalità di Thomas Merton”. Questa fu la mia risposta:

“Certamente l'incontro di Merton con Margie Smith fu devastante per il nostro monaco e A Midsummer Diary for M lo lascia intendere. Quando dico “devastante”, però, non mi esprimo in senso negativo. Merton, prima della sua conversione, ebbe frequentazioni con donne – più o meno sue coetanee – e da una di loro ebbe anche un figlio. Tuttavia è chiaro che nessuna di queste relazioni fu veramente importante. Con Margie, nonostante la forte differenza d'età, fu diverso. Ho sempre pensato che la vicenda affettiva che lo vide profondamente coinvolto con la giovane infermiera fosse stata l'unica esperienza di amore vero della sua vita. Merton fu di fondo un anti-dogmatico, e lo fu anche per ciò che riguardava la sua sfera personale ed intima. Quindi i limiti imposti dallo stato religioso e monastico, dai voti e dalle consuetudini celibatarie cattoliche, non dovevano costituire una barriera di fronte al proprio sviluppo spirituale ed umano. Merton intravvide in Margie Smith la possibilità di una realizzazione psicobiologica alla quale probabilmente non era ancora giunto. Poi fu frenato dal bigottismo imperante della cultura cattolica di quegli anni, soprattutto negli Stati Uniti, oltre che dalla consapevolezza che milioni di suoi lettori sarebbero rimasti confusi da un suo eventuale lasciare l'abito religioso. Non v'è dubbio: Merton uscì da quella storia a fatica e massacrato; chi gli fu vicino ed i suoi biografi più onesti ne hanno ampiamente reso testimonianza. E' inutile ed irrispettoso nei confronti del nostro grande ed illuminato scrittore liquidare l'amore fra Merton e la Smith come una banale scivolata, come il piccolo peccato di un uomo ormai all'inizio della fase discendente della parabola della vita. Quell'amore, in realtà, fu ricco e stracolmo di significati ed insegnamenti che è doveroso, da parte nostra, avere il coraggio di riconoscere ed interpretare”.

Nel finire della relazione con Margie Smith il modo di essere di Merton in qualche modo cambiò. Come annota il biografo Jim Forest – che fu a lungo amico e corrispondente di Padre Louis – dall'ottobre del 1966, data probabile in cui Merton vide per l'ultima volta la giovane amante, il nostro monaco cominciò a frequentare la famiglia O'Callaghan di Louisville: un mese prima, in data 8 settembre, durante un rito privato alla presenza di Don James, aveva rinnovato solennemente il voto di eremitaggio: “Io fratello M. Louis Merton, dichiarato solennemente monaco dell'Abbazia di Nostra Signora del Getsemani, avendo terminato un anno di prova di vita solitaria, mi impegno a trascorrere il resto della mia vita in solitudine, fino a quando la salute me lo permetterà” (Cf. Forest J. - Vita di Thomas Merton - Ed. italiana LiNDAU, Torino 2009).

Ma non fu esattamente così. Padre Louis vedeva spesso Frank e Tommie O'Callaghan, non solo per essere ospitato in occasione delle numerose visite mediche a cui doveva sottoporsi per la sua salute incerta, ma anche per scampagnate e brevi gite con i coniugi ed i loro bambini. La stessa cosa avvenne con i Willet, che abitavano a Bardstown, cittadina rurale nella Contea di Nelson. D'altra parte l'amore per Margie Smith lo aveva addirittura indotto a valutare l'abbandono dell'abito religioso: evidentemente qualcosa d'importante gli mancava, forse il calore di un gruppo familiare, o forse stava perdendo senso – nella sua interiorità – la reclusione monastica nel mondo contemporaneo. L'amica californiana teologa Rosemary Radford Ruether, massima esponente della teologia femminista negli Stati Uniti, gli aveva scritto: “La vita monastica [] non rappresenta più un segno escatologico ed una testimonianza nella Chiesa. Chi desidera essere alla frontiera del regno della storia deve stare nel ghetto fumante della grande città” (Cit. da At Home in the World, 1995); forse anche Padre Louis aveva cominciato a crederlo.

Intanto i dolori articolari, i disturbi intestinali e le allergie non gli davano tregua, tanto che l'abate James Fox si vide moralmente obbligato ad operare migliorie alla capanna di Padre Louis adibita ad eremo; la modesta dimora divenne quasi meta di pellegrinaggio per personaggi della cultura e dell'arte con cui Merton amava intrattenere rapporti. Gli fecero visita, tra gli altri, il filosofo Jaques Maritain, la cantante pacifista Joan Baez, il gesuita Dan Berrigan, oltre che numerosi amici. Nonostante la riluttanza dell'abate si moltiplicarono anche le richieste di viaggio per la frequentazione di seminari e conferenze. L'idea dello “studio sul campo” del buddhismo Zen si fece sempre più concreta. Vengono pubblicati: Mistici e maestri Zen e Lo Zen e gli uccelli rapaci (1967 – 1968).

Il giorno 11 settembre 1968 Merton lascia il proprio eremo per un lungo viaggio che non avrà ritorno. Si ferma al monastero di Cristo del Deserto in Nuovo Messico, nel Sud-ovest degli Stati Uniti, va poi in Alaska e in California. Il 15 ottobre parte per l'India e nel mese di dicembre si trasferisce in Thailandia, dove il giorno 10 – ricorrenza dedicata alla Beata Vergine di Loreto – trova la morte: ha 53 anni.

Sulla fine, avvenuta per folgorazione elettrica nella camera di una casa per conferenze vicino a Bangkok, si disse ogni cosa: chi accusò la CIA, che in effetti guardava Merton con sospetto per la sua capacità di coinvolgimento antimilitarista dei giovani e degli intellettuali; chi volle interpretare la precoce dipartita da questo mondo come l'esito infausto di un esaurimento delle energie vitali o di una depressione ben celata. John Cooney – corrispondente per gli affari religiosi del Irish Times, che da anni seguiva da vicino la vicenda umana e letteraria di Merton – sostenne pubblicamente la tesi di una depressione misteriosamente finita in tragedia, sia per una non avvenuta elaborazione del distacco da Margie, sia per la non accettazione del matrimonio della ragazza con un medico (Doctrine and Life, settembre 2015). L'ipotesi di Cooney, alquanto fantasiosa, potrebbe tuttavia contenere un fondo di verità: è certo che Merton cercò ancora la Smith telefonicamente anche qualche mese prima di morire, addirittura quando lei, da poco sposata, era in procinto di partire per il viaggio di nozze.

Come sostenne Michael Mott, biografo “ufficiale” di Merton, la morte del grande scrittore cattolico altro non fu che un tragico, banale incidente. Mott ne era convinto o lo disse per tacitare tutte le altre illazioni? Non lo sappiamo; certamente il nostro monaco ebbe molto a soffrire per la fine della relazione d'amore. Dobbiamo a questo proposito ricordare che Merton fu ancora una volta orfano e solo: la sua vita fu interamente costellata dalla perdita dei più importanti affetti e dal progressivo abbandono delle persone care. Nel 1921 era morta la madre Ruth, di cancro, quando Thom era ancora bambino – Nel 1931 il padre Owen, sempre di cancro: Thom aveva solo 16 anni – Nel 1936 muore nonno Sam – Nel 1943 subisce la perdita dell'amato fratello John Paul, in guerra, in una missione dell'aviazione militare – Verso la fine del 1966 Merton lascia, con grande fatica, l'ultimo suo affetto terreno, la giovane amante Margie Smith.

Ma in fondo Merton aveva già profetizzato tutto questo a se stesso, fin dalle pagine della sua Montagna:

… ti condurrò nella solitudine, ti guiderò nella via che non potrai capire, perché voglio sia la più rapida. Perciò tutte le cose che ti circondano sorgeranno in armi contro di te per rinnegarti, ferirti, darti dolore, quindi ridurti alla solitudine …

E non possiamo escludere che la sua Anima, stanca e provata da tante dolorose vicende umane, bramasse profondamente il ritorno alla casa del Padre … Ciò non fa che amplificare il nostro affetto per lui e rendercelo ancora più vicino, come uomo, come fratello, come maestro.

 

 

 

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