Contro Paul Valadier

... con tutto l'impegno possibile.

Paul Valadier nel suo cinico sorriso

di Gianni Tadolini

 

Sono stato trascinato in questi anni – non so da quali energie metafisiche – nel dibattito fra antropocentrismo e antropolateralismo: noi uomini dobbiamo considerarci i signori del pianeta o una delle tante espressioni della vita nel cosmo? E, per noi cristiani, è necessario porci la domanda: Cristo è venuto solo per la specie umana?

Di recente – quasi ultimo atto del mio trascinamento in questo vortice di annose questioni – sono andato a sbattere contro il dialogo tra Lorenzo Fazzini ed il gesuita Paul Valadier, strenuo difensore della dimensione antropocentrica nel suo recente libro L’exception humaine (Les éditions du Cerf – ISBN: 97-8-220409550-1 – Parigi 2011).

Valadier, come è noto, recupera vecchie risonanze cartesiane, scomoda due papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per affermare la "superiorità ontologica dell’uomo rispetto alle altre forme animali" e si pone serratamente alla critica di quei filosofi che egli considera post-umanisti: Michel Foucault, Judith Butler, Jean Marie Schaeffer, dichiarando addirittura la sua grave apprensione per il diffondersi del pensiero di Jacques Derrida, che il nostro gesuita considera “vero e proprio nemico dell’umanesimo”. Non manca poi una stilettata a Schopenhauer, che Valadier considera un buddhista, in barba al definirsi cristiano del filosofo tedesco: sarebbe appunto Schopenhauer all’origine di quel pensiero animista che sposta l’uomo fuori dal centro in cui – pare – lo avessero collocato i sentimenti ebraici che si esprimono nel Genesi. La “colpa” di Schopenhauer sarebbe quella di aver eccessivamente sottolineato l’importanza e la dignità della natura non-umana, cioè quella degli animali.

Il peccato “decostruzionista” di Schopenhauer si sarebbe ripercosso negli anni, nella Butler (donna di grande fascino, secondo me), in Schaeffer e, più che mai, nell’ebreo fedifrago Jacques Derrida, “maestro” riconosciuto della modernità francese, ma altresì pericoloso “guastatore” dell’impalcatura antropocentrica e della visione giudaico-cristiana

… E il nostro Valadier, che apre il suo impegnativo saggio con l’immagine di Adamo dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina, così si esprime nel colloquio con Lorenzo Fazzini: « … è l’uomo che trova il proprio volto in quello di Dio, non la formica! Che io sappia Dio non si è rivelato agli insetti, ma all’uomo! L’essere umano è il vero volto di Dio sulla terra … ».

 La mia conclusione. Ma che ne sai tu, povero, piccolo Professore del mistero di Dio? Che ne sai tu, che hai trascorso tutta la vita appollaiato nella biblioteca del Centre Sèvres di Parigi, senza vedere oltre il tuo naso, quale misteriosa vibrazione intercorra tra Dio e gli insetti? … Quante volte ho riconosciuto l’avvicinarsi di Dio ad un animale morente, quante volte ho visto la sua mano tendersi verso una zampa tremante per accompagnare nell’Aldilà quella sua creatura! Non credo che possa essere tu, caro Professore, ad insegnare l’ontologia, l’etica, il senso della vita, del cosmo, dell’evoluzione degli esseri senzienti a un Jacques Derrida che su queste cose ha ragionato fino in punto di morte. A un passo dall’ultima dimora, nel 2002, ancora Derrida dichiarava: «Finora agli animali non abbiamo negato tanto la facoltà di parlare, quanto la possibilità di risponderci (rispondere a) rendendoci responsabili (rispondere di), in maniera da dar corpo alla riflessione con e su l’Altro. Occorre non limitarsi a sottolineare che ciò che viene attribuito al proprio dell’uomo appartiene anche ad altri esseri viventi, ma anche – al contrario – che ciò che viene attribuito al proprio dell’uomo non gli appartiene in modo puro e rigoroso ... e che bisogna quindi ristrutturare tutta la problematica » (Derrida, La bestia e il sovrano, Vol. I, 2002). 

Quindi, per quanto mi riguarda, scelgo una posizione antropolaterale e mando a fanculo i vari Valadier e i vari Francis Wolff, con tutta la loro prosopopea.

Contro Paul Valadier ... con tutto l'impegno possibile !

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