-- I vaccini e la nostra ipocrisia --

I vaccini e la nostra ipocrisia: una nota in parole semplici

di Gianni Tadolini

 

Una parte del movimento NoVax, unitamente ad alcuni gruppi cattolici oscurantisti, forse in buona fede – o peggio al fine di accaparrarsi consensi – mette in giro notizie colme di inesattezze, a volte addirittura bufale, che comunque hanno la forza di disorientare ulteriormente il cittadino comune, come se non bastasse certa stampa od il prolisso chiacchiericcio di alcuni scienziati. La cosa si fa ancora più disdicevole quando uomini di scienza accreditati, come il Dr. Stefano Montanari, prestano il fianco in maniera sconcia a tali dicerie.

E veniamo alla questione: mi permetto di intervenire sull’argomento perché molti anni fa, incaricato dal mio Ordine professionale, dovetti occuparmi di questi temi, in qualità di membro dell’allora Comitato di Bioetica della AUSL. Ritorna a galla un antico argomento riguardante i vaccini e amici di allora mi invitano oggi a spiegare un po’ la faccenda: così recupero qualche ricordo e cerco di documentarmi con qualche aggiornamento.

La questione. È vero che per la preparazione dei vaccini anti-SARS-Cov-2 vengono utilizzati feti umani abortiti? In parte è anche vero, ma qui la fantasia si scatena e un boato apocalittico si alza da qualche pulpito del cattolicesimo più intransigente. E dire che le Conferenze Episcopali, in testa quelle italiana e statunitense, hanno dichiarato la liceità morale della vaccinazione anti-Covid.19 per i cattolici. Ma ai “bigottoni” stile Don Francesco Collarile o Don Paolo Pasolini – parroco beneventano NoVax il primo e cesenate il secondo – non basta neppure la benedizione del Papa.

Innanzitutto chiedo venia ai veri esperti per le inesattezze che dirò, ma, da un lato non è materia di mia specifica competenza, da un altro l’argomento è oggettivamente complesso. Sarò ben contento se qualche lettore informato vorrà correggermi. Da un'intervista ad Alessandra Speidel, biologa ricercatrice dello svedese Karolinska Institutet, vengo a sapere che i vescovi statunitensi, pur approvando compiutamente la vaccinazione anti-Covid.19, consigliano ai fedeli, per quanto possibile, l’utilizzo dei prodotti Pfizer/BioNTech o Moderna, piuttosto che l’impiego di Johnson & Johnson: si tace circa il britannico AstraZeneca. Ma quali sono le differenze “etiche” tra i quattro vaccini? A mio avviso questioni di lana caprina o sesso degli angeli … soprattutto se paragonassimo tale facezie etiche a ben più importanti interrogativi morali che i cattolici dovrebbero porsi.

Solo a titolo di esempio, nel giugno dello scorso anno il giornalista Luca Kocci scriveva: “chi si iscrive al corso di laurea in Scienze della Pace, presso la Pontificia Università Lateranense, versa le tasse su una banca armata, la Banca Popolare di Sondrio, quarta nella classifica degli istituti di credito che fanno affari con il commercio degli armamenti […], intrecci di un complesso militare-industriale in cui cannoni e banche, bombe e finanza, sono vasi comunicanti, contraddizioni di un sistema – quello vaticano ed ecclesiastico – per il quale il denaro è lo sterco del diavolo”. Ma, come è noto, pecunia non olet, quindi possiamo, da buoni cristiani, continuare a vendere mitragliatrici all'Egitto di Al-Sisi o ad Erdogan perché in quei contesti sparare sugli studenti o sui Curdi non è omicidio. E tutto ciò mentre grandi riviste cattoliche, come Nigrizia e Pax Christi gridano allo scandalo dell’economia vaticana impegnata nel traffico degli strumenti di morte. Così come, cambiando argomento, nella cattolicissima Spagna troviamo ancora prelati che benedicono il torero, un mostro umano abile nel torturare una povera creatura di Dio chiamata toro: mentre i buoni cristiani, che alla messa mattutina della domenica hanno ricevuto il sacramento eucaristico e pregato per la pace, nel pomeriggio si riversano nell’arena, eccitati e felici di fronte allo spettacolo di un mammifero del tutto a loro simile che rantola sanguinate e terrorizzato stramazza al suolo. D’altra parte la strada per l’inferno è lastricata dall’ipocrisia, qualcuno ebbe a dire, non ricordo chi, forse un Papa.

Ma torniamo al nostro tema, cioè la presenza di feti abortiti nei vaccini. La faccenda sta più o meno così: i virus, non essendo esseri viventi, hanno bisogno di un contenitore ospitale per potersi replicare, quindi si presentano al Sistema Immunitario dei mammiferi e di molti altri animali già “contenuti” in qualcosa di vivo e caldo, di solito una cellula. L’organismo vivente riconosce, tramite il proprio Sistema Immunitario, che in quella data cellula alberga uno strano e sinistro individuo: il virus, e si mette in allarme. Così si schierano le truppe, i famosi anticorpi.

Chi si occupa di ingegneria dei vaccini deve quindi presentare all’organismo dell’uomo o dell’animale qualcosa che abbia la parvenza di un virus abbastanza brutto e cattivo, tale da allertare l’esercito immunitario. Spesso, come avviene per i vaccini in questione, si parte da un adenovirus responsabile di malattie abbastanza banali, lo si smonta e si rimpiazzano i pezzi smontati con altri, derivati dal virus che vogliamo combattere. In parole leggermente più tecniche diciamo che le sequenze geniche dell’adenovirus primario vengono sostituite da linee genetiche del coronavirus SARS-CoV-2. Nel caso dell’attuale pandemia interessava ai bioingegneri costruire un prodotto che venisse riconosciuto dall’organismo grazie alla presenza della ormai famosa Proteina Spike, cioè quella piccola porzione di virus che serve al virus stesso per penetrare nella cellula ospite. L’organismo, riconoscendo questa proteina come un intruso (antigene), comincia a produrre anticorpi specifici.

E fin qui nulla di scandaloso. Ma il problema etico si pone quando si devono scegliere le cellule vive su cui appoggiare il nuovo virus reinventato; si tratta quindi di produrre linee cellulari simili il più possibile a quelle del gruppo da vaccinare, nel nostro caso l’uomo. Dopo una quantità infinita di prove iniziate negli anni ’60 del XX secolo, si è avviata la produzione di due linee cellulari che sembrano funzionare meglio di altre per allevare i coronavirus, quindi anche per ospitare il virus reingegnerizzato e destinato a combattere i virus di tipo SARS. Esse sono: le HEK293, derivanti da cellule umani del rene e le PER.C6, derivanti dalla retina di un feto abortito circa al terzo mese di gravidanza.

Non è assolutamente vero che ogni volta che si produca un vaccino le linee cellulari debbano essere tratte da un feto abortito o da un altro essere vivente. Si sa che la linea PER.C6 iniziò da un feto abortito in Olanda nel 1985 e venne poi replicata con processi industriali milioni di volte da aziende specializzate in queste operazioni. Oggi le linee cellulari si acquistano tranquillamente su Internet. Noi utilizziamo, nella costruzione dei nostri vaccini anti-Covid.19, per così dire, i pronipoti dei tessuti tratti da quel lontano aborto. Similmente per la linea HEK293 che risale forse a tessuti del 1972.

Mentre Johnson & Johnson utilizza la linea PER.C6 in maniera diretta per la produzione del vaccino, non altrettanto è stato per Pfizer e Moderna, che hanno usato HEK293 per testare il vaccino, ma in seguito la linea cellulare è stata geneticamente modificata per ospitare al meglio l’adenovirus ancorato alla Proteina Spike.

Pfizer e Moderna hanno poi effettuato un successivo passaggio: hanno replicato un'infinità di volte l’adenovirus con la sua Proteina Spyke, poi hanno separato il virus dalla linea cellulare arrivando ad un prodotto purificato, non in grado di replicare, ma comunque in grado di essere riconosciuto come antigene SARS-CoV-2 dall’organismo umano (ancora non è chiaro se questo valga per tutte le razze umane). Ne risulta che nel prodotto finito non è inclusa nessuna cellula di derivazione fetale, ne derivante da uomo.

Le linee cellulari di derivazione fetale non sono solamente quelle citate: da feti di aborti volontari, in Svezia ed in Inghilterra, vennero derivate, qualche decennio fa, le linee WI-38 e MRC-5, utilizzate per i vaccini contro la varicella, l’herpes zoster e per il vaccino antirabbico, il famoso Imovax, ben noto ai veterinari.

Non posso escludere che altre linee cellulari di derivazione fetale, delle quali non sono a conoscenza, oltre quelle citate, si siano poi aggiunte agli strumenti della ricerca biomedica, resta tuttavia certo che una piccola porzione di tessuto è sempre sufficiente per una replicazione citologica a nove zeri e che quindi l’ecatombe di feti per la produzione dei vaccini ipotizzata da alcuni debba annoverarsi nel lungo elenco delle bufale che si fanno strada ai nostri giorni: forse ben altri sono i peccati per cui dovrebbe sentirsi in colpa la modernità.

 

 

Scrivi un nuovo commento: (Clicca qui)

123homepage.it
Caratteri rimanenti: 160
OK Sta inviando...
Vedi tutti i commenti

Commenti più recenti

30.01 | 05:45

Dove si trova questo centro reumatologico?

...
17.11 | 09:19

Da anni soffro di fibromialgia , all'inizio è stata la cosa peggiore che potesse capitarmi tra quelle che già avevo avuto, ora so che è tutto vero.

...
25.09 | 13:40

Buongiorno Gianni, ho letto il tuo articolo presente sul tuo sito in merito la Fibromialgia. In questo breve spazio mi sento di condividere le ragioni psicobiologiche a monte della Fibromialgia, e lo faccio integrando (come tu scrivi) l'ottica Bioenergeti

...
19.07 | 12:03

Condivido questo modello di pensiero, con il quale cerco di essere coerente, pur tra molte imperfezioni.

...
A te piace questa pagina