- Transumanesimo oggi -

Transumanesimo oggi: bufala o realtà ?

 di Gianni Tadolini

 

 

Incipit parte prima.

Non sono un No-Vax e neppure uno di quelli che si è vaccinato perché “ne avrei fatto volentieri a meno, ma tengo famiglia”. No, mi sono vaccinato tra i primi, non appena il mio Ordine Professionale me lo ha proposto (neppure imposto, solo proposto) come migliaia di altri operatori sanitari nel nostro paese, “credendo” nella validità delle tecnologie d'avanguardia che hanno consentito la creazione e la produzione di questi vaccini. Qualcosa ci capivo, quindi le perplessità c'erano, ma mi sono vaccinato ugualmente.

Incipit parte seconda.

In questi giorni ho fatto una piccola inchiesta: rivolgendomi ad una trentina di persone adulte, che in qualche modo conoscevo, ho posto loro una domanda a bruciapelo, chiedendo se conoscessero il significato della parola “Transumanesimo”. Mi interessava la risposta a due sole variabili, Sì – No. La grande maggioranza ha risposto No. Eppure il Transumanesimo sembra essere la filosofia sociale sulla quale poggia l'innovazione tecnologica estrema, la cosiddetta GRIN (Genetics – Robotics – Information-technology – Nanotechnology) nel mondo di oggi, compresa e soprattutto quella sanitaria: in fondo tutta la ricerca sui vaccini mRNA, che codificano la proteina Spike del SARS-CoV-2 incapsulandola in una “nanoparticella” lipidica (Pfizer-BioNTech e Moderna) sarebbe in perfetta sintonia con la prospettiva transumanista. Non di meno i vaccini a vettore virale (Oxford-AstraZeneca, Sputnik-V e Johnson & Johonson) in cui un’informazione relativa alla proteina Spike viene trasportata da un adenovirus inadatto a replicarsi.

Sappiamo come importanti tecnologi che si sono occupati di sistemi avveniristici applicati alla sanità professino apertamente una sorta di “religione” transumanista: basti ricordare – solo per citarne uno noto – il sudafricano Elon Musk, amministratore delegato del Gruppo Tesla e della Space Exploration Technologies, che nel 2016 crea una società di ricerca, la Neuralink Corporation, impegnata a costruire tecnologia per il potenziamento dell'intelligenza e della memoria umana. Musk si vanta di avere in progetto la produzione su vasta scala di microelettrodi da impiantare nel cervello della gente, in grado di “caricare e scaricare pensieri”. Il biochimico e matematico inglese Aubrey de Grey ed il miliardario imprenditore Larry Page, creatore del più importante algoritmo per le ricerche di Google, insieme confermano che le idee di Musk, applicabili in campo medico, sono tutt'altro che fantascientifiche. Può essere utile, a chi voglia approfondire, la lettura del libro di Mark O'Connell, Essere una macchina, di recente tradotto in italiano per le Edizioni Adelphi.

Sguardo sul Transumanesimo: a ritroso, da oggi alle origini.

Riprendiamo dai nostri vaccini: al contrario – in un certo senso appartenenti ad una sorta di medioevo vaccinale – abbiamo presidi anti-Covid-19 derivati da metodologie tradizionali, non molto diverse (il paradosso è voluto) da quelle ideate da Edward Jenner nel 1796. Essi sono il cinese BBIP-CorV, prodotto dalla Sinopharm, il BBV152 della azienda indiana Bharat Biotech ed il CoronaVac della Sinovac (ancora cinese). Sono i vaccini ottenuti da virus attenuato, pensati senza il contributo di particolari innovazioni tecnologiche; mi azzardo pertanto a definirli “pre-transumanistici”. Sembrano comunque efficaci, approvati dalla OMS, ma – non ho capito perché – hanno avuto fino ad ora poco successo durante l'attuale pandemia, almeno in Europa e negli Stati Uniti.

Appunto: perché? La risposta a questa domanda è sicuramente molto al di là delle mie competenze e probabilmente va data in senso geopolitico, ma la brevissima narrazione a cui mi sono abbandonato sopra serve per introdurre la definizioni di TRANSUMANESIMO.

Innanzitutto il Transumanesimo è – come si è accennato – una “filosofia sociale” che pone lo sviluppo tecnologico come base della liberazione umana. In particolare insiste sull’importanza di tecnologie per il Sistema Nervoso Centrale in grado di potenziare le risorse cognitive dell’uomo: uno dei grandi temi della ricerca neurotecnologica riguarda la possibilità d’impiantare nel cervello umano i recettori ed i neurosensori che consentirebbero ad un sistema informatico esterno di interfacciarsi con l’uomo. I “complottisti” più radicali sostengono che le vaccinazioni di massa rappresentano la situazione ideale per introdurre su vasta scala neurotrasmettitori artificiali nel cervello delle persone, al fine di controllarle e di manovrarne le scelte.

Pochi giorni fa (scrivo nel settembre 2021) la parlamentare Sara Cunial (Gruppo Misto, ex-M5S) ha prodotto un’interrogazione parlamentare nella quale chiedeva chiarimenti sul ritrovamento di Ossido di Graphene (un superconduttore derivato dalla grafite) in alcuni lotti del vaccino prodotto dalla Pfizer.

L'interrogazione è ancora in corso; per ora la presenza di Ossido di Graphene non è stata smentita e nulla è stato detto sul suo eventuale razionale scientifico. Ma non è questo il contesto per trattare la questione: è solo un esempio atto a sottolineare quanto le tecnologie avanzate possano entrare nella nostra vita, nella nostra cultura, nella nostra salute e addirittura nel nostro corpo, di soppiatto. Ormai si pensa, si spera e si teme in termini scientifico-tecnologici e la probabilità che le ingegnerie del futuro possano regalarci potere e lunghezza di vita è ogni giorno più tangibile. Questa è appunto l’essenza della visione transumanista, visione che si è fatta strada da trent’anni a questa parte a tutti i livelli del tessuto sociale. 

Il Transumanesimo si origina in qualche modo nell’Illuminismo, arricchendosi poi nel XIX secolo del contributo del Positivismo. Come le correnti che lo precedono conferisce il primato assoluto alla ragione e alla scienza. Il XX secolo regala al Transumanesimo uno strumento formidabile: la tecnologia. Chimica, fisica ed informatica sono le tre discipline di punta.

Già negli anni ’80 del secolo scorso all’Università di Los Angeles, in California, si riunisce un gruppo di futuristi che scelgono di definirsi “transumanisti”. L’animatore del gruppo è Fereidoun Esfandiary, di origine iraniana, che assume lo pseudonimo di FM-2030. Riesce legalmente a sostituire i suoi dati anagrafici con lo pseudonimo ed inizia a costruire un’articolata rete di contatti con accademici e scienziati negli Stati Uniti e in Europa. Sul motivo della trasformazione del proprio nome ebbe a scrivere: “I nomi convenzionali definiscono una persona del passato: ascendenza, origine etnica, nazionalità, religione. Io non sono colui che è stato dieci anni fa e non lo sarò certo tra vent’anni. Il nome 2030 rispecchia la mia convinzione che gli anni attorno al 2030 saranno magici: saremo senza età ed avremo buone possibilità di vivere per sempre” (Cf. Optimism One: The Emerging Radicalism, Norton 1970). FM-2030 si lanciò in una frenetica attività di divulgazione del Transumanesimo, convinto che le nuove scoperte mediche gli avrebbero dato la possibilità di trascorrere una vita lunghissima. Nel 2030 avrebbe compiuto cento anni e si immaginava in splendida forma. Nonostante la sua Hybris tecnologica a 52 anni si ammalò di tumore al pancreas e morì l’8 luglio del 2000. Quando si accorse che nessuna innovazione farmacologica, né alcuna sofisticata robotica chirurgica erano in grado di salvargli la vita dispose che il suo corpo fosse ibernato in previsione di un risveglio in tempi migliori. Tuttora riposa dentro una bara di ghiaccio alla Alcor Life Extension Foundation, in Arizona. Alvin Toffler, suo discepolo e amico, lo definì La voce di un nuovo tipo di coscienza anti-mistica. Colui che ci ha spinto ad uscire da noi stessi e dalla nostra condizione storica per fare un balzo verso un nuovo stadio evolutivo (Cf. Il Transumanesimo di FM-2030, 12 ottobre 2002 – www.transhuman.org).

Il Transumanesimo in casa nostra.

Oggi le correnti transumaniste nel mondo si ritrovano più o meno unite nella World Transhumanist Association, che di recente ha preso il nome di “Humanity+” (H+), in Italia “Associazione Italiana Transumanisti”. Collaterale all’associazione esiste il Network Transumanisti Italiani. Personaggi italiani di spicco nell’associazione sono il fisico e matematico Giulio Prisco (presidente); Stefano Vaj, cattedra di Nuove Tecnologie a Padova (segretario); Riccardo Campa (presidente onorario), colui che ha portato il Transumanesimo in Italia, consulente della NATO sui temi dell’orizzonte post-umano e del CEMISS, il Centro militare di studi strategici del Ministero della Difesa; Massimiliano Ercolani, che si occupa dell’architettura nel post-umano e Giuseppe Vatinno, parlamentare eletto con l’Italia dei Valori (ora nel Gruppo Misto), autore del noto libro Il Transumanesimo: una nuova filosofia per l’uomo del XXI secolo (Ed. Armando, 2010). Ha assunto in questi mesi particolare notorietà, allertando l’universo complottista, Vittorio Colao, già amministratore delegato di Vodafone, oggi Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, transumanista di fatto – anche se non formalmente dichiarato – che, vantando i progressi della telemedicina, ha rivelato che col 5G sarà possibile iniettare nanoelementi nel corpo umano al fine di controllarne e modificarne le funzioni.

In conclusione.

È lecito porsi la domanda: il movimento transumanista, nelle sue varie diramazioni, rappresenta realmente una forza in grado di cambiare i connotati delle società tradizionali? Col verbo “cambiare” non intendo l’apporto delle naturali riconfigurazioni che lo sviluppo industriale e tecnologico comunque impone, bensì un’accellerazione di questi processi ed una forzatura dei limiti che ogni innovazione comunque presenta. In tal senso il post-umano si porrebbe come travalicamento dei limiti dell'umano; così Prometeo ruberebbe il fuoco agli dei senza riportarne danno o punizione: qui Prometeo avrebbe piegato inesorabilmente l'intero Olimpo. È ovvio, ad esempio, che se la telemedicina contiene indiscutibili vantaggi per l’uomo, si presta ad inaccettabili fenomeni d’abuso quando si spingesse a manipolare la riservatezza individuale ed il principio di autodeterminazione della persona.

È fuori discussione che le nanotecnologie, la robotica e l'informatica possano essere validi strumenti di supporto all'attività umana, ma altra cosa è preconizzare la creazione di un'intelligenza artificiale, in aggiunta a quella naturalmente umana, in grado di trasformare un uomo in super-uomo.

Intanto poniamoci qualche interrogativo etico. La detenzione e la fruizione degli strumenti tecnologi, nella prospettiva transumanista, non potrebbe che essere appannaggio di pochi: questo super-uomo necessita di super-competenze e ciò comporterebbe un aumento del divario nelle classi sociali. Alla visione marxista delle differenze tra chi detiene i mezzi di produzione e chi è a questi asservito verrebbe ad aggiungersi un divario nei termini del sapere: chi sa e chi non sa. Già il comune utilizzo dell'informatica ci ha messo su questa linea: la maggior parte delle persone anziane (e spesso anch’io tra queste) non sono in grado di compiere un normale pagamento, una transazione bancaria, una prenotazione sanitaria, l'acquisto di un abbonamento, senza l'aiuto di un figlio o di un nipote. Le tecnologie future altro non farebbero che aumentare a dismisura tale divergenza, dividendo l'umanità, nella migliore delle ipotesi, tra assistiti ed assistenti, nella peggiore tra manipolati e manipolatori.

Un altro errore in cui il Transumanesimo spesso incorre è di considerare, l’uomo, l’umanità, come destinatari delle proprie scelte tecnologiche; ma in realtà l’umanità è un’astrazione e l’uomo non esiste: esistono piuttosto gli individui con le loro infinite differenziazioni, per cui un programma di condizionamento neurale, ad esempio, a cui sottoporre una popolazione dovrebbe essere riconfigurato migliaia e migliaia di volte. Ecco di seguito un’esperienza di impasse metodologica. Quando nella mia gioventù (oggi ho 71 anni) frequentavo gli ambienti della ricerca biomedica vedevo quanto fosse difficile applicare un programma di controllo biologico ad una piccola popolazione murina, perché le risposte dei singoli roditori erano spesso molto differenziate. E dire che usavamo ratti fortemente standardizzati nella loro filogenesi e nella loro ontogenesi in cui le differenze anatomo-fisiologiche apparivano pressoché nulle. Possiamo quindi immaginare quanto sia infinitamente più complicato applicare una standardizzazione su una popolazione umana. Faccio ancora un esempio tratto da una condizione in cui spesso incorrevo: dovevo registrare la risposta di un gruppo di animali ad una sostanza psicoattiva inoculata per via intraperitoneale o attraverso un catetere inserito nella giugulare; dovevo registrarla sia a livello di risposta comportamentale che di reazione biochimica. Ebbene, pur applicando lo stesso identico protocollo sperimentale su animali apparentemente tutti uguali si avevano risposte anche molto diverse, pur là dove la decaratterizzazione dell’animale ne aveva ridotto a zero l’individualità. Cosa voglia dire sperimentare su una popolazione umana forse non lo sapremo mai.

Allora un’ultima domanda scientifica: ma a che punto sono effettivamente gli studi sulle interfacce tra software specializzati e cervello umano? A questo proposito sono andato a curiosare nei lavori del gruppo coordinato da Vanessa Tolosa, la bella e giovane ricercatrice di origini ispano-americane, laureata in ingegneria biomedica e membro del Consiglio di Amministrazione di Neuralink, l'azienda fondata da Elon Musk. Vanessa è una delle maggiori specialiste al mondo per la creazione di microtecnologie per far lavorare il cervello dei mammiferi, da sempre appassionata di interfacce neurali e microelettrodi flessibili. Naturalmente – pur avendo io trafficato non poco con le neuroscienze cognitive – devo ammettere di averci capito relativamente, comunque posso avere qualche sensazione in termini di risultati finali, cioè di effettivo utilizzo. Dalle ricerche di Vanessa credo comunque di poter dire che siamo ancora distanti anni luce dall’invenzione di un’interfaccia cervello sistema operativo esterno in grado di mettere in relazione pensiero e macchina computazionale. Nella migliore delle ipotesi il sistema informatico può suggerire al cervello qualche elementare movimento del corpo, qualche “scelta” motoria, come Vanessa è riuscita a fare con le sue diavolerie infilate nell’encefalo della povera maialina Geltrude, ma condizionare la coscienza e la volizione umana sarebbe tutta un’altra storia.

Quindi, a mio vedere, la speranza transumanista nella realtà dei fatti è ampiamente di là da venire e le dichiarazioni dell’imminenza della una nuova era tecnoneurale che traspaiono nell’enfasi dei vari Elon Musk, o addirittura dei nostri ministri stile Vittorio Colao sono una grande, grottesca bufala … Comunque ne riparleremo tra duecento anni, con buona pace di quei complottisti che oggi non si vaccinano per il timore di essere microchippati.

 

 

 

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