- Il Ritorno di Wotan -

di Gianni Tadolini

 

- Riflettevo oggi sulle parole e sull’atteggiamento di Papa Francesco di fronte a questa catastrofe: dalla bocca del Papa escono le uniche parole di pace, pace incondizionata, pronunciate da un Capo di Stato. Innanzitutto pace, innanzitutto uscire dallo “schema di Caino”, così Francesco ha descritto mirabilmente gli attuali rapporti tra le nazioni in guerra.

 … Il pensiero fugge via e va ai soldati al fronte. La mia riflessione pone a me stesso una domanda: per chi e per che cosa sono morti i ventimila militari russi, spesso giovanissimi, poco più che bambini, che in questo conflitto hanno lasciato la vita? Per salvaguardare l’incolumità propria e delle proprie famiglie? Per la libertà della loro terra? Per interessi? Certo che no … E non mi si venga a dire che sulla Russia incombeva la minaccia dell’Occidente, della NATO o di chi volete voi. Allora, forse per gli interessi di Putin? Neppure! L’ultimo degli Zar – come qualcuno lo ha definito – è mosso da un cieco spirito distruttivo, una frenesia di dominio che trascinerà nel baratro lui stesso, oltre alla Russia; non può che finire così ed egli lo sa, almeno lo mette in conto. Se un Capo di Stato ha mire espansionistiche più o meno giustificate, si può anche capire. Ma qui il problema è psicopatologico prima che geopolitico: Putin è un paranoico. È posseduto da un’istanza interiore che lo costringe a ragionare secondo un paradigma distorto, persecutorio; la realtà non è come lui la vede. Questa dimensione “alterata” si coglie in tutti i suoi discorsi, soprattutto in quelli degli ultimi mesi.

Ed ecco. Di nuovo Wotan si manifesta al mondo e di nuovo le Valchirie si sono messe all’opera per tradurre nel Walhalla lo spirito dei giovani russi morti in battaglia. Sì, Wotan, quel dio che Carl Gustav Jung dice essere un archetipo, più che un personaggio divino; cioè un nucleo attivo di energie interiori che nel loro esprimersi informano la realtà. Ci sono archetipi rivolti al bene, alla vita, alla creazione e ci sono archetipi rivolti alla disgregazione, alla distruzione, alla morte: la frenesia di dominio – la ὕβϱις (hybris) dei greci – è uno di questi. Comunque Wotan vuole vincere a tutti i costi: è un dio vincente, guerrafondaio, sanguinario, diametralmente opposto al Dio dei cristiani, quel nostro Dio perdente, che intima a Pietro di riporre la spada nel fodero, che si identifica con un agnello e finisce appeso al patibolo della Croce; quel Dio che noi adoriamo e ringraziamo perché ci ha insegnato la grandezza e la gloria della sconfitta: adoramus te Christe ed benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redimisti mundum, recita la liturgia nella Settimana Santa.

Nel 1936 Jung scrive il “Wotan” e parla di “archetipo Wotan”, ravvisandolo nelle filosofie occulte che, a macchia d’olio, si espandono fra le popolazioni di lingua tedesca, già antecedentemente agli anni del nazionalsocialismo. Wotan è il primo fra tutti gli dei nel panteon della tradizione germanica primitiva. C’è anche in Scandinavia col nome di Odino, ma è altra cosa dal Giove dei romani, grassottello e geloso. Tacito lo identifica con Mercurio, perché si diletta di poesia. Soprattutto è un dio marziale, forse più spietato dello stesso Marte.

Ma lasciamo queste ricerche agli studiosi delle mitologie nord-europee e limitiamoci a trattenere l’accezione junghiana, quella di forza interna all’uomo, alla natura, rivolta alla conquista materiale, all’arte guerriera, al trionfo perseguito fino alla caparbietà. È la stessa forza che nel mondo animale si esprime nell’inseguimento della preda, nella lotta per la supremazia nel branco, nel combattimento per il possesso delle femmine e del territorio. Ma, mentre l’istinto animale viene modulato dalla saggezza insita nell’esperienza della storia filogenetica, in Wotan c’è solo la certezza testarda, spesso illusoria, della vittoria.

Nei primi decenni del ’900 le dottrine materialiste – che avevano smarrito il senso della spiritualità cristiana e giustiziato un bel numero di preti e suore – cercarono rifugio nelle dottrine esoteriche e nelle pratiche dell’occulto. Tra queste non mancarono quelle che ipotizzavano il primato della razza ariana e la devozione ad una sorta di panteon teutonico. In una fortezza sul Danubio nasce l’Ordine dei Nuovi Templari, poi l’Armen Orden (dell’austrico Guido von List), il Germanen Order, l’Unione del Martello, la Fraternitas Saturnalis. Anche Hitler esce da una di queste sette iniziatiche: la Società di Thule, che contribuirà non poco alla sua ascesa al potere ed alla formazione del pensiero espresso nel Mein Kampf. Più o meno tutte queste formazioni si contrapponevano alle teologie giudaico-cristiane, considerate vili e perdenti. Ricordiamo che Heinrich Himmler, nella creazione delle SS, si rifece agli ordini dei cavalieri teutonici medievali e costituì il famigerato Ordine Nero. Wotan era il dio protettore ed ispiratore di queste confraternite che, non di rado, si spinsero fin dentro il satanismo.

Ma un conflitto mondiale, la caduta del nazismo e del fascismo, la nascita delle grandi democrazie, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del dicembre del 1948, non sono stati sufficienti a ricacciare Wotan in fondo all’inferno. E così ci risiamo: Putin fa il bagno nel sangue tratto dalle corna di cervo siberiano per fermare l’invecchiamento e moltiplicare la sua energia; fa pellegrinaggi nella steppa alla ricerca degli Arkaim per connettersi con le forze favorevoli dell’universo, costituisce le “Streghe di Putin”, che immerse nel loro saio nero, gracchiano mantra e scongiuri per la vittoria in guerra e inviano maledizioni a Zelensky. Beh, in fondo – si potrebbe dire – meglio la superstizione che la bomba atomica: certo, ma Wotan non si ferma agli stupidi riti delle fattucchiere di Putin, o al rito macabro del cervo a cui sono state strappate le corna. Wotan è sulle punte dei missili, sulle bocche da fuoco dei carri armati, sui pugnali del Gruppo Wagner, lo spietato esercito personale del presidente ... Wotan è soprattutto nei sentimenti d’odio che quei poveri ragazzini-soldato, mandati a morire con la testa piena di balle e di cocaina, hanno esalato col loro ultimo respiro.

 

 

 

 

 

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